COMO. SCOPERTO UN TESORO ROMANO
"Un ritrovamento dal valore inestimabile". Ad affermarlo è l'architetto Luca Rinaldi, della Sovrintendenza ai Beni archeologici e culturali della Lombardia Occidentale. Oggetto di tanto giustificato entusiasmo sono le 300 monete d'oro scoperte nei giorni scorsi, a Como, all'interno di un'anfora di epoca romana. Le monete, così come altri monili e oggetti preziosi, perfettamente conservati e rinvenuti nel medesimo sito, sono databili fra IV e VI secolo d.C., periodo tardo imperiale. Il luogo del ritrovamento, un evento di rilevanza nazionale, è il cantiere dell'ex cine-teatro Cressoni. Siamo invia Diaz, nel cuore della città murata di Como, esattamente nel castrum romano. Chiuso da decenni, il Cressoni è stato abbattuto: il cantiere, operativo da alcuni mesi, prevede la realizzazione di appartamenti di lusso e garages. E' proprio nel corso degli scavi per le fondamenta che viene alla luce il prezioso tesoro. "Eccezionale - aggiunge Rinaldi - non solo per il valore, che non può nemmeno essere quantificato, considerato il tipo di beni in questione che, di fatto, non sono commerciabili, ma per il numero, consistente, di oggetti e per il loro stato di conservazione".
Sono soprattutto le monete a suscitare l'interesse degli studiosi. Gli esperti hanno affermato che "è come aprire un borsellino". Di solito le monete di quest'epoca sono ritrovate legate tutte insieme. Qui, invece, sono separate l'una dall'altra e leggibili. Si tratta, inoltre, di un'intera collezione: un unicum per l'Italia Settentrionale, dove un ritrovamento di questo tipo non era mai avvenuto. Si ipotizza possano essere di proprietà di un nobile che nascose il suo tesoro nel timore di essere derubato, in un periodo storico caratterizzato da conflitti e invasioni. Ora monete e monili saranno oggetto di studio, in attesa di essere collocati in un museo: per Como sarebbe ulteriore motivo di attrazione culturale.
All'inizio della prossima settimana sarà la stessa Sovrintendenza, in una conferenza stampa convocata a Milano, a fornire le prime informazioni sull'eccezionale ritrovamento.
Enrica Lattanzi
L'Avvenire 8 settembre 2018
