TESORI NASCOSTI. IL ‹‹MUSEO›› DI VIA DIAZ
Dal rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale agli importanti reperti romani. E poi la casa di Teresa Ciceri, la chiesa di Volta, l'ex teatro Cressoni e l'ex ospedale. Via Armando Diaz è stata un luogo di culto, spettacolo, cultura popolare e vita sociale; oggi è una via molto frequentata dai comaschi e dagli stranieri interessati al turismo culturale. È dedicata al generale Armando Diaz, Capo di stato maggiore del Regio Esercito durante la Grande Guerra. La via è parallela al “cardo” (via Adamo del Pero-via Vitani), ma, non avendo subìto deviazioni nel Medioevo, si trova sul tracciato romano che dalle mura va diritto al lago: l’attuale piazza Mazzini. Nel 1963 nello scavo della costruzione di Palazzo Brumana, infatti, in piazza Mazzini è stato trovato il grande blocco di marmo di Musso a timpano, che ora ai giardini pubblici fa’ da scivolo per i bambini. La tradizione racconta che la barca che trasportava il blocco di marmo, destinato a una “domus” della città, è affondata prima di approdare, trascinandolo sul fondo. La breccia nelle mura Percorriamo la via partendo da sud, ovvero dalla breccia nelle mura medievali, e arriviamo in piazza Mazzini. A destra nella parete di pietra della breccia si vede l’arco di ingresso al rifugio via Diaz-via Cesare Cantù, ricavato nel terrapieno delle mura, dove si sono riparati i comaschi durante la seconda guerra mondiale. Sulla sinistra si ammira il tardo-rinascimentale Palazzo Moltrasio, che presenta il colonnato di tre arcate e la scala di pietra che porta al giardino sulle mura; l’edificio è stato restaurato alla fine del secolo scorso dall’architetto Enrico Mantero. All’incrocio di via Parini l’ottocentesca Casa Pozzi a piano terra ha lo spazio d’arte, al primo piano un bersò che porge il verde sulla via, ai piani superiori le finestre con le fioriere dalle belle composizioni e sul tetto la deliziosa torretta. A destra il complesso della Camera di Commercio conserva l’androne e la monumentale scala che porta al salone Scacchi, restaurato dall’architetto Renato Conti. Dopo l’incrocio di via Giovio ammiriamo due monumenti: Palazzo Volpi e la chiesa di San Donnino. Palazzo Volpi è stato costruito nel Seicento dal comasco Volpiano Volpi, arcivescovo di Chieti, su progetto dell’architetto Sergio Venturi in uno stile frutto di due culture: quella romana e quella comasca. Nel 1855 nel giardino è stato costruito il carcere e il palazzo ha ospitato il tribunale sino al 1968; restaurato a fine secolo dall’architetto Gianfranco Caniggia ora ospita la Pinacoteca Civica. La chiesa di San Donnino, che in cima alla scala presenta il pronao neoclassico progettato da Carlo Polti (allievo di Simone Cantoni), è di origine romanica; il basamento dell’antica abside semicircolare si può vedere dal vicolo che parte da via Cesare Cantù. La chiesa è stata parrocchia di Alessandro Volta; ora fa parte della Comunità afferente alla basilica di San Fedele, che ha curato una “breve guida della chiesa”. Il battistero reca la lapide a ricordo del battesimo del Volta; la cappella, donata dal vescovo Volpi con affreschi del Crespi e stucchi del Barberini, è stata restaurata recentemente dall’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como. All’incrocio di via Rovelli ci accolgono lo storico bar Diaz e di fronte le facciate curve di due edifici che formano i “due canti”, che dirigono lo sguardo verso la Spina Verde. All’incrocio di via Natta vi sono il moderno edificio di Confindustria progettato dall’ingegner Mario Valli e l’edificio razionalista dell’ingegner Adolfo Dell’Acqua, dove avevano sede la Democrazia Cristiana e il quotidiano della diocesi L’Ordine. Di fronte si ammira il complesso con cappella al piano superiore, ex-sede dell’Intendenza di Finanza e ora proprietà di una Società, che lo sta restaurando. All’incrocio di via Indipendenza nell’edificio a destra sono emersi i resti della facciata della chiesa delle monache agostiniane; il piacevole cortile interno ha accolto anche parte della sede del giornale L’Ordine. Le mille monete d’oro Si ammira quindi la facciata del Teatro Cressoni, progettato nel 1870 da Pietro Luzzani, trasformato in cinema Odeon nel 1912, poi in cinema Centrale ed in seguito chiuso. Durante gli scavi, effettuati nel 2018 per i restauri, sono emerse le famose mille monete d’oro di epoca romano-cristiana, destinate al Museo archeologico. Di fronte le aperture dello spazio Diaz fanno intravedere, a mitigare la perdita del teatro, alcuni vani per mostre d’arte ed eventi culturali. All’incrocio di via Lambertenghi si ammira la casa-torre medievale, in pietra a vista con l’architrave di ingresso posta a un solo metro da terra, a testimoniare che il piano della città si è molto alzato nel tempo. Più avanti vi è il complesso de La Colombetta, ospedale del XIV secolo, in seguito accorpato all’ospedale Sant’Anna di via Cadorna; sono visibili la facciata a timpano ed il campaniletto; l’ex chiesa è ora un ristorante che ha conservato il nome La Colombetta. Dopo l’incrocio di via Cinque Giornate vi è Palazzo Ciceri del XVII secolo, prima sede della storica Cooperativa Edificatrice e già casa, dell’agronoma Teresa Ciceri (1750-1821); di fronte si trova il coevo Palazzo Parravicini che ha ospitato il glorioso Club Esperia, associazione calcistica che in seguito ha attivato molte attività culturali nel teatro collocato al primo piano. La via termina nella semplice piazza dedicata a Giuseppe Mazzini, dove, in epoca romana giungevano le acque del lago.
La Provincia 03 novembre 2025
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