I SINDACATI DI TRAVERSO. MONETE, LA MOSTRA SLITTA
Il caso. I lavoratori non firmano l’accordo sul ricorso alla videosorveglianza E la vertenza finisce all’Ispettorato del lavoro. Il sindaco: situazione assurda Slitta ancora e questa volta a data da destinarsi l’apertura della mostra sulle monete d’oro ritrovate in via Diaz (sotto l’ex Teatro Cressoni) nel 2018 durante alcuni scavi per la realizzazione di residenze private. Il motivo non è più l’agenda del ministro della Cultura e nemmeno gli interventi aggiuntivi di messa in sicurezza, ma è legato a una vertenza in atto tra i dipendenti e l’amministrazione sul posizionamento delle telecamere interne di sicurezza. Le organizzazioni sindacali (che hanno ormai da tempo rapporti molto tesi con il sindaco Alessandro Rapinese al punto che, nei mesi scorsi, era stato proclamato anche uno sciopero contro il primo cittadino) si sono infatti rifiutate di firmare un accordo sul posizionamento delle telecamere di videosorveglianza che, in base alle normative sul lavoro, non possono riprendere postazioni di lavoro (il nodo è quello del controllo del dipendente). Proprio per questo e per il loro posizionamento serve un accordo che non è stato raggiunto. Niente videosorveglianza, ovviamente, niente mostra e ora la vicenda è finita sul tavolo dell’Ispettorato del Lavoro. Rapinese in diretta su Etv ha attaccato frontalmente i sindacati parlando di «una situazione assurda» e sostenendo che «l’amministrazione comunale è costretta a sottostare a questa follia». E ancora Rapinese ha definito «comica» la vertenza sindacale in atto escludendo qualsiasi trattativa e dicendo che «è inutile parlarci, ci siamo rivolti all’ente gerarchicamente superiore». Le sigle sindacali e la Rsu interna in una nota hanno rispedito le accuse al mittente dicendo che «esiste un universo parallelo, un vero “multiverso” politico, cioè quello raccontato dal sindaco Rapinese, dove le norme diventano opinioni e chi chiede il rispetto della legge viene accusato di “fare le comiche”». Sottolineano che «l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori stabilisce che impianti di videosorveglianza dai quali possa derivare anche indirettamente il controllo dei dipendenti possono essere installati solo previo accordo con la Rsu o autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro ». E aggiungono: «Nessuno mette in discussione la sicurezza dei reperti. Ma la sicurezza non cancella i diritti dei lavoratori e non autorizza scorciatoie ». Poi chiudono: «Nel multiverso del sindaco le responsabilità ricadono sempre sugli altri. Nel mondo reale, invece, i ritardi organizzativi e gli accordi presentati all’ultimo minuto non possono essere scaricati sui lavoratori e sulle loro rappresentanze La sicurezza dei reperti e la dignità del lavoro possono convivere. Basta rispettare la legge». La mostra che prevede l’esposizione, all’interno di un percorso multimediale realizzato nella ex chiesa delle Orfanelle in via Balestra di una cinquantina di monete (rispetto alle mille ritrovate), la pietra ollare che le conteneva e i gioielli per ora rimane un’incognita. Avrebbe dovuto aprire alla fine del 2024 è stata via via rimandata. Quando si sbloccherà l’ultima vertenza servirà poi il tempo di pianificare le assicurazioni, il trasporto dei pezzi e l’inaugurazione. G. Ron.
Il “mio” tesoro? Così è una farsa, meglio aspettare
Egregio direttore, come Lei e molti a Como sanno, rappresento Officine Immobiliari, società proprietaria e scopritrice del “Tesoro di Como”. A otto anni dal rinvenimento la vicenda è ormai divenuta una farsa, tra rinvii, misure di sicurezza, ora anche problemi di privacy del personale comunale e, a monte, un ostinato atteggiamento dilatorio e ostile dell’apparato burocratico del Ministero competente. Soprattutto, ben scarso è il senso di una sala isolata in un museo chiuso, cosicché sarebbe preferibile attenderne la riapertura per collocare le monete in un percorso storico adeguato, nel quale troverebbero la loro giusta e sacrosanta valorizzazione. Però sorge un altro curioso e inquietante quesito: quanto valgono le monete previste in esposizione (è sempre stato detto una selezione di 40/50 esemplari dei mille)? Di quale valore stiamo parlando, concretamente? Al riguardo non vi è certezza, perché non risulta che mai siano state indicate le monete che saranno esposte, né il criterio con cui sono state scelte. E si deve considerare che il significato storico di una moneta è diverso dal suo valore numismatico, che dipende dalla rarità. Sicura e nota è la stima complessiva del Ministero: 4.644.334 euro, per esattamente mille monete, quindi con valore medio di 4.600 euro ciascuna. Le mille monete sono di 16 imperatori. Potrebbe essere logico esporre una moneta per imperatore, per evidenziarne la sequenza completa, quindi una per imperatore, per un importo totale di 146.650 euro. Se davvero venissero esposte 40 o 50 monete, ne verrebbero aggiunte una ventina o trentina. Ipotizzando un massimo di altre 34 monete (per un totale proprio di 50 monete esposte), tutte ipotizzate del valore medio di 4.600 euro si incrementerebbe il valore delle monete esposte al massimo di 156.400 euro. In conclusione, si può ragionevolmente pensare che le monete esposte valgano ben meno di 300mila euro, cioè che venga esposto solo un modestissimo 5 o 6 % del valore complessivo indicato dal Ministero per il Tesoro di Como. Ciò dimostra che il vero significato del Tesoro è storico e culturale e che solo la giusta prospettiva collezionistica attribuisce ad alcune monete il grande e veritiero valore economico. Ma se l’esposizione non attrarrà il pubblico generale e non specialista per essere una esposizione di monete di valore milionario, allora sarà esposizione per appassionati storici, cioè per pochi . Quindi a maggior ragione le monete hanno senso solo in un percorso museale 200/300 mila euro, tutt’altro che ingente per quanto sia significativo, le misure di sicurezza devono esserci, ma non devono essere enfatizzate, con telecamere invise al personale e connessi contrasti sindacali, tantopiù che ogni moneta è stata catalogata in ogni dettaglio e quindi non è collocabile sul mercato illecito. Insomma, meglio davvero attendere e avere una visione culturale solida, che proponga il Tesoro di Como mediante una sua vera valorizzazione storico-archeologica, cioè costruendo vera cultura e non immagine effimera, o -peggio- spot elettorale, appunto solo per appuntarsi una medaglietta di tolla al petto. Saba Dell’Oca
La Provincia di Como 25 maggio 2026
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